8° EDIZIONE FESTIVAL DEL GIORNALISMO CULTURALE

SCIENZA, CULTURA
Passato, presente.
Lentezza, velocità.

Ottobre 2020


2018-10-28 0

“Ho conosciuto il male assoluto per la sola colpa di essere nata”, ha esordito così Liliana Segre davanti ad una sala gremita di gente, nel Palazzo Gradari di Pesaro.

Intervistata da Giorgio Zanchini la senatrice a vita ha parlato della sua esperienza nei campi di bambina ebrea deportata, di cosa succederà quando anche gli ultimi testimoni della Shoah non ci saranno più, della violenza che dilaga nella società.

Seduta con la schiena dritta, senza appoggiarsi alla sedia, ha raccontato della mattina in cui, al di là della recinzione che divideva il campo di Birkenau dal lager dove venivano portate intere famiglie di zingari, non aveva più visto nessuno, volavano soltanto degli stracci sollevati dal vento. Ha spiegato che è questo ciò che l’ha spinta a prendere posizione nel dibattito sul censimento di rom e sinti. Il fatto di averli visti morire nei campi di concentramento e l’aver dovuto denunciare anche lei la sua diversità nel tempo delle leggi razziali le hanno permesso di vedere in questa proposta del governo italiano un segno di violenza e discriminazione.

Liliana Segre ha parlato anche di scuola, l’unico luogo in cui la memoria della Shoah ha la speranza di non diventare una semplice riga all’interno di un libro di storia. Quella scuola in cui lei, a soli otto anni lasciò un banco vuoto, un segno che poteva dire tanto, che già allora poteva insegnare che siamo tutti uguali, ma che invece face emergere la totale indifferenza delle sue compagne nei confronti del suo destino e di quello di tutta la popolazione ebraica.

Alla fine del suo intervento la senatrice si è alzata e si è seduta in prima fila per lasciare il microfono al secondo grande ospite dell’ultima giornata del Festival: Pupi Avati. Il regista ha intrattenuto il pubblico raccontando alcuni aneddoti della sua vita, del suo rapporto con le donne e dei suoi film, saltando dai temi più seri a quelli più leggeri. Con la simpatia che lo contraddistingue ha raccontato della sua relazione con la moglie, del suo disperato desiderio di essere credente, dei suo più grande peccato, l’invidia, e della sua esperienza di scrittore che gli ha permesso di sentirsi più libero rispetto al cinema, dove la sua fantasia si deve piegare alla dittatura del denaro.

La mattina si è conclusa con un panel dedicato alle nuove narrazioni dei prodotti culturali. Sono intervenuti Lamberto Maffei, Antonio Pavolini, Massimo Bernardini, Gian Paolo Manzella, Elisabetta Stefanelli e Roberto Zichitella. È stato evidenziato il ruolo costitutivo della parola per l’essere umano in qualsiasi modo questa venga declinata, indipendentemente da ogni mezzo. Ed è proprio chi intorno alle parole ha costruito un mestiere, diffondendole e amplificandole che deve assumersi la responsabilità di non utilizzarle in modo violento, ma al contrario di dar loro una funzione pedagogica e arricchente.

Eleonora Numico



2018-10-27 0

Nel 1941 la pellicola in bianco e nero di Quarto Potere mostrò una scena di quattro minuti in cui, per la prima volta nella storia del cinema, non c’erano stacchi. La macchina da presa seguiva senza interruzioni i personaggi, rispettando il tempo del mondo reale. Orson Welles aveva introdotto il piano sequenza, un tecnica che viene usata ancora oggi, ma che grazie ai nuovi strumenti tecnologici ora è possibile realizzare artificialmente in fase di montaggio.

Questo è solo uno degli esempi utilizzati da Cristina Battocletti, giornalista della Domenica del Sole 24 Ore, per mostrare che il cinema, e chi scrive delle settima arte, si trasforma continuamente in relazione allo sviluppo degli strumenti tecnici e di comunicazione.

I nuovi media hanno modificato profondamente il modo di parlare di film, di recensirli e raccontarli. A discuterne sul palco del Teatro Rossini di Pesaro sono stati Pedro Armocida, Emiliano Morreale, Marco Ferrazzoli, Paola Mammini, Marco Melluso, Roberto Pisoni. La principale conseguenza è stata quella di una progressiva democratizzazione tra chi scrive recensioni: adesso tutti hanno gli strumenti per condividere e giudicare i film che vedono e si è andata via via appiattendo la differenza tra chi lo fa in modo amatoriale e chi per professione.

La proliferazione delle informazione a cui il web ha dato vita ha azzerato l’élite dei mediatori, come spiega Alessandro Baricco nel suo nuovo libro The game che in questi giorni di Festival è stato citato più volte.

 

Questa democratizzazione forzata imposta dalla rivoluzione digitale ha influito anche sulla musica, tema a cui è stato dedicato uno specifico momento di confronto. Sul palco erano presenti Ludovico Bramanti, Quirino Principe, Simone Lenzi, Alessio Bertallot e Albert, un giovane rapper che, alla fine della dibattito, si è esibito con tre brani scritti da lui.

Si produce più musica, non sempre di alta qualità, fino ad una saturazione del mercato, tutti posso accedere a basso prezzo agli strumenti di registrazione e produzione e i grandi contenitori digitali mettono a disposizione un catalogo immenso di canzoni.

Tutto questo, ha sostenuto il professor Quirino Principe, ha portato alla perdita dell’aura della musica, del motivo profondo per il quale noi ascoltiamo un brano, e cioè per sentire che il nostro essere viene accolto da quella determinata sequenza di note.

Eleonora Numico



2018-10-27 0

 

“All’università mi hanno insegnato che la storia antica finisce con la caduta dell’impero romano d’occidente, ma per Rai Storia la storia antica finisce con L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat dei fratelli Lumière”. Sara Chiaretti, autrice di Rai Storia, spiega con queste parole l’importanza che le immagini hanno assunto nella narrazione storica, che, come ogni altro genere di storytelling, non ha potuto rimanere insensibile all’introduzione dei nuovi media. Oggi, infatti, la programmazione televisiva è dettata anche dal repertorio di video e foto che si possiede, senza questo materiale nella televisione viene meno uno degli elementi costitutivi.

 

L’importanza dell’immagine è stata anche uno dei temi cardine della lezione di Emilio Gentile. Lo storico ha mostrato come dalle fonti iconografiche possano emergere le caratteristiche salienti di un fatto o di un fenomeno. Sullo schermo alle spalle del professor Gentile sono comparse, una dopo l’altra, le cartoline stampate dal regime fascista nel periodo della guerra in Etiopia. Raffiguravano ragazze africane acquistate nei mercati o spedite dagli uffici postali come ricordi dall’Africa. Subito dopo sono apparse le foto delle monete coniate appositamente per celebrare la marcia su Roma, in cui il simbolo del partito fascista imprigionava tra i due fasci la Nazione. Limitandosi ad osservare queste immagini si possono ricostruire alcune delle caratteristiche del fascismo. “Vedere — dice Emilio Gentile — è importante quanto leggere, per immergersi in un’esperienza passata”.

 

 

Le nuove forme di comunicazione hanno influenzato il modo in cui si costruisce la narrazione storica. La professoressa Mariangela Galatea Vaglio, durante il dialogo con Carlo Greppi, ha sostenuto che un autore di storiografia deve essere consapevole del momento storico in cui si colloca e dei mezzi di comunicazione che vengono utilizzati per adattare i suoi contenuti alle nuove forme mediatiche. L’importante è che venga tutelata in ogni caso la qualità del prodotto finale, il processo può prendere molteplici vie a seconda del momento storico e culturale.

 

Nella sessione pomeridiana, dedicata all’approfondimento del linguaggio dei media in ambito storico, sono intervenuti anche Andrea Caciagli, Manuela Ennas, Alessandra Tarquini, Carlo Tosco e Sara Chiaretti, che nel suo racconto del lavoro a Rai Storia ha illustrato l’influenza che i media esercitano su ogni contenuto. A partire dalla loro esperienza hanno espresso un’opinione sulla storia come mezzo per comprendere il presente o come trappola ermeneutica. Un dialogo che si è svolto sulla sottile linea di confine che separa la narrazione dalla storiografia.

 

Eleonora Numico

 



2018-10-26 0

Quali sono i mezzi attraverso cui parlare dei libri, il prodotto culturale per eccellenza?

Questo è stato l’interrogativo che ha dominato il dibattito della mattinata della seconda giornata del festival. Nel Teatro della Fortuna di Fano si è ripartiti dall’osservazione fatta ieri da Nicola Lagioia durante la sua lectio sul fatto che attualmente le pagine del cartaceo non segnino più il destino di un libro.

È intervenuto sul tema Marco Vigevani che, mettendo da parte la sua trentennale esperienza nel campo dell’editoria, ha affrontato il problema della recensione dei libri dal punto di vista di un lettore. In un momento storico in cui l’editoria pubblica tra i 50 e i 60 mila titoli all’anno, ma in cui coloro che leggono almeno un volume* all’anno sono meno del 50% della popolazione portare all’attenzione un libro è un’impresa sempre più difficile. Marco Vigevani ha delineato l’evoluzione della recensione che l’ha portata, ad oggi, a diventare in molti casi una vuota prova burocratica di esistenza, un’affermazione dell’essere in vita del libro e dell’autore. È necessario ripensarla in relazione ai nuovi mezzi di comunicazione, mirando a creare delle comunità di lettori, promuovendo l’aggregazione tra pari ma senza perdere la professionalità e senza smarrire gli strumenti per una lettura critica. La radio, sostiene Vigevani, ci può aiutare in questo processo perché è uno dei pochi media che, attraverso il dialogo e il confronto, riesce ancora a trasmette la passione e l’emozione che provengono da un libro.

Il tema è stato poi ripreso e discusso dal direttore del festival Giorgio Zanchini e dal giornalista Fabio Cappelli che hanno fatto emergere alcune domande sui giovani e sugli strumenti che possiedono le nuove generazioni per recepire l’informazione culturale. Fabio Cappelli ha sottolineato il paradosso dell’era digitale, in cui il proliferare dei mezzi di informazione provoca un impoverimento della conoscenza individuale. Si prediligono articoli brevi, photogallery, siti fruibili con facilità, “la disponibilità di mezzi — dice Cappelli — ci dà l’illusione di disporre di scorciatoie”.

Il dibattito è proseguito con gli ospiti Matteo Fumagalli, Margherita Belgiojoso, Giovanni Boccia Artieri, Mafe De Baggis e Filippo Nanni che con la mediazione di Giorgio Zanchini si sono confrontati sull’evoluzione dei libri dal cartaceo al web. Questo processo sta mettendo in discussione la figura dell’intermediario che, con l’avvento dei social network, sembra aver perso il suo valore e la sua utilità. Filippo Nanni ha concluso la prima sessione di questa giornata affermando che “ormai tutti dobbiamo fare i conti sia con il mondo reale che con quello digitale: nel giornalismo la sfida è quella di accreditarsi verso il lettore con un profilo di autorevolezza”.

Nella mattinata si è tenuta anche la finale del concorso “sfida all’ultima pagina” tra il Liceo Laurana e l’ I.I.S. Raffaello di Urbino, vinta da quest’ultimo.

Eleonora Numico



2018-10-26 0

 

 

“Dopo i primi anni in cui il Festival aveva una funzione descrittiva, esaminare lo stato dell’arte del giornalismo culturale, adesso si è ampliato. Abbiamo unito questa dimensione al tema della lingua, un campo che ha subito grandi cambiamenti nella forma e di conseguenza nel linguaggio e nei contenuti”. Si è aperta oggi, 25 ottobre, con le parole del direttore Giorgio Zanchini, la sesta edizione del Festival del giornalismo culturale, ospitata dal Palazzo Ducale di Urbino.
Hanno portato il loro saluto Roberto Cioppi, vicesindaco della città, Vilberto Stocchi, rettore dell’Università di Urbino “Carlo Bo”, Guido D’Ubaldo, segretario generale dell’Ordine dei Giornalisti e Margherita Rinaldi, responsabile informazione e comunicazione istituzionale presso Regione Marche, che è salita sul palco anche a nome del presidente della Regione.

 

Il primo intervento è stato tenuto da Nicola Lagioia, scrittore e direttore del Salone del Libro di Torino. Nella sua lectio magistralis l’autore ha affrontato il problema di un giornalismo culturale in cui attualmente due pagine di elogio di un romanzo su un grande quotidiano nazionale provocano l’aumento di sole 22 copie nelle vendite. Come superare questa impasse? Lagioia ha proposto alcune soluzioni: liberare le firme dal peso di dover seguire la linea del giornale, introdurne di nuove e dare loro autorevolezza, tornare a trattare gli intellettuali come ospiti ingrati e a volte scomodi, aprire le riunioni di redazione ai collaboratori esterni e prendere posizione nel dibattito culturale per creare un dibattito vivace e arricchente.

 

In seguito è stata presentata la ricerca dell’Osservatorio News-Italia “Come si informano gli italiani. Pubblici, media, prodotti culturali”. Sul palco la professoressa e direttrice del Festival Lella Mazzoli ha esposto i dati raccolti da un campione di circa mille interviste. Dallo studio è emerso che la televisione rimane il medium privilegiato, onnipresente nelle case degli italiani ma con alcune differenze nei tempi e modi di fruizione rispetto agli anni precedenti. I quotidiani e i periodici, invece, continuano ad essere considerati dei punti di riferimento in ambito culturale e si rafforzano nell’informazione locale. È stata riscontrata, infine, la necessità dei fruitori di un approccio multicanale, che attinga a più strumenti creando un patchwork mediale. I dati sono stati poi discussi e commentati da Anna Maria Ambrosini Massari, Marco Bracconi e Nicola Lagioia.

 

Il pomeriggio si è concluso con l’intervento di Peter Aufreiter, direttore della Galleria Nazionale delle Marche e del Polo Museale, che ha esposto alcuni dati sulle visite al Palazzo Ducale e ha presentato il progetto Raffaello in Minecraft, un gioco interattivo rivolto ai giovani per far conoscere l’artista.

 

La Sala del Trono di Palazzo Ducale si è svuotata lentamente sulle note di pianoforte suonate da Federico Umbri del conservatorio Rossini di Pesaro. Sono rimaste ad alleggiare nell’aria le parole conclusive della lectio di Nicola Lagioia, una monito per chi ancora crede nell’importanza di comunicare la cultura: “se il giornalismo culturale vuole avere una lunga vita che abbia allora il coraggio di cambiare vita”.

 

Eleonora Numico



2018-10-26 0

Il Festival del giornalismo culturale ha fatto ieri, 24 ottobre, il suo ingresso ad Urbino con l’artista Emilio Isgrò che raccontando il suo libro Autocurriculum, edito da Sellerio, ha dato la prima declinazione del tema di queste giornate: le parole della cultura. A presentare l’anteprima del Festival i direttori Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini insieme a Peter Aufreiter, direttore della Galleria Nazionale delle Marche che ha ospitato l’evento.

La presentazione è stata incorniciata dalle fiammelle dorate dipinte sul soffitto della Biblioteca del Duca, nel Palazzo Ducale della città, e dall’installazione di arte contemporanea dell’artista che avvolgeva i lati della sala. L’esposizione, dal titolo Fratelli d’Italia, sarà aperta al pubblico fino al 4 novembre.

La convivenza tra i due generi artistici ha dato vita ad un connubio di antico e moderno, ad un dialogo tra passato e presente, che sottolinea l’atemporalità dell’arte, che rivive sempre diversa negli occhi di ogni visitatore, e del messaggio di Emilio Isgrò, che fa emergere dalle sue cancellature il valore immortale della parola.

 Isgrò nasce come poeta, diventa critico cinematografico, giornalista culturale e infine entra nel campo dell’arte. Il libro ripercorre alcune tappe della sua vita di artista ormai affermato, ma nasce dal desiderio giovanile di trovare un posto meno precario nel mondo. Per portare avanti questa ricerca i ragazzi creano un curriculum e così ha fatto anche Emilio Isgrò: “ho scritto questo autocurriculum come se fossi ancora in cerca di un posto nella vita. È chiaro che alla mia età un posto nella vita ce lo devo avere per forza, ma si deve sempre avere dei desideri”.

Dalle sue pagine emerge il percorso artistico che l’ha portato ad essere conosciuto a livello internazionale per le sue cancellature. “La cancellatura è diventata il segno di un disagio e di una speranza — racconta il maestro — non significa distruggere la parola, ma preservarla affinché risorga, svincolata dal chiacchiericcio”.

L’opera di Emilio Isgrò risveglia l’interesse per la parola e ridà importanza alla cultura libera e disinibita che sa porsi delle domande ed essere coscienza critica della società.

Eleonora Numico



2018-10-24 0

La Giuria del Concorso del Festival dedicato alle Scuole Superiori ha decretato vincitore:

Manuel Carloni (I.I.S. Raffaello di Urbino),

con la fotografia “Il mondo tra le mani”.

La premiazione si terrà sabato 27 ottobre alle ore 11:15 al Teatro Rossini di Pesaro.
Il vincitore sarà premiato dal Presidente di Giuria Paolo Iabichino.

 

La Giuria del Concorso del Festival dedicato ai Giornalisti under 35 anni ha decretato vincitore:

Emanuele La Veglia

giornalista professionista, con un articolo dal titolo “L’arte di van Gogh emoziona Napoli Sarà un Natale culturale in città, pubblicato sulla rivista Inchiostro.

La premiazione si terrà sabato 28 ottobre alle ore 11:00 al Salone Nobile di Palazzo Gradari di Pesaro.



2018-10-20 0

Un ospite d’eccezione è atteso all’Anteprima del Festival del giornalismo culturale.

Ad aprire i cinque giorni di appuntamenti sarà Emilio Isgrò, uno dei più originali ed eclettici artisti del nostro tempo, famoso in tutto il mondo per le sue “cancellature”.

Nella Biblioteca del Duca di Palazzo Ducale di Urbino, mercoledì 24 ottobre alle ore 17:00 il Maestro presenterà la sua autobiografia “Autocurriculum”, edita da Sellerio.
Con lui dialogheranno il Direttore della Galleria Nazionale e Polo Museale delle Marche Peter Aufreiter e i Direttori del Festival Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini.
L’attrice Francesca Benedetti leggerà alcuni brani tratti da “Autocurriculum”.

 

 



2018-10-15 0

Per il terzo anno consecutivo, il Festival del giornalismo culturale coinvolge la città di Fano.

Il programma, gli ospiti, gli appuntamenti del Festival Off e le mostre che si svolgeranno in città nelle giornate del 25 e 26 ottobre verranno presentati nella conferenza stampa di giovedì 18 ottobre alle ore 10:30, nella Sala della Concordia del Comune di Fano.

Intervengono: Francesco Giacobbi (Vice Presidente Fondazione Gruppo Credito Valtellinese), Lella Mazzoli (Direttore FGC), Stefano Marchegiani (Vice Sindaco e Assessore Cultura e Turismo di Fano), Giorgio Zanchini (Direttore FGC).

 



2018-10-10 0

Appuntamento per lunedì 15 ottobre a Pesaro, alla Biblioteca San Giovanni, alle ore 17:00 per la conferenza stampa di presentazione della 6a edizione del Festival del giornalismo culturale.

Intervengono: Marco Bracconi (giornalista La Repubblica), Marco Cangiotti (Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro), Lella Mazzoli (Direttore del Festival del giornalismo culturale), Matteo Ricci (Sindaco di Pesaro), Marcella Tinazzi (Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Pesaro-Urbino).

A seguire, alle ore 18:00 Marco Bracconi e Lella Mazzoli presentano la Mostra del Festival dedicata a Le vignette di Massimo Bucchi. Le opere tratte dal volume Mappamondo (Il Saggiatore 2016) saranno esposte alla Biblioteca San Giovanni fino all’11 novembre.
Altre opere saranno esposte all Galleria Carifano di Palazzo Corbelli: apertura il 25 ottobre alle ore 19:00 alla presenza dell’artista.

 

 


È online il programma provvisorio del Festival