8° EDIZIONE FESTIVAL DEL GIORNALISMO CULTURALE

SCIENZA, CULTURA
Passato, presente.
Lentezza, velocità.

Ottobre 2020


2017-10-30 0

Martedì 7 novembre alle ore 18:00 alla libreria Montefeltro Libri di Urbino, Giuliano Volpe, Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici del MiBACT, e Ilvo Diamanti, Presidente dell’ISIA di Urbino e Ordinario di Scienza Politica all’Università di Urbino Carlo Bo, conversano a partire dal libro:

Un patrimonio italiano
Beni culturali, paesaggio e cittadini

di Giuliano Volpe, edito da UTET (2016).

Coordina il dibattito Lella Mazzoli, Direttore dell’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino e co-Direttore, insieme a Giorgio Zanchini, del Festival.

 



2017-10-27 0

A seguito dell’interesse dimostrato abbiamo deciso di prolungare la durata della Mostra del Festival L’arte da salvare. Viaggio nel patrimonio artistico italiano, tra passato e futuro curata dell’Agenzia ANSA, fino a mercoledì 1 novembre.

 

Potrete vistare la mostra presso il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro nei seguenti orari:

lunedì 30 – martedì 31 ottobre: dalle 16 alle 19.
mercoledì 01 novembre: dalle 10 alle 13, dalle 16 alle 19.


2017-10-17 0

Per la terza giornata di Festival, in mostra alla Spazio XX Settembre di Fano, le Graphic Novel di Origami. Una location unica, Palazzo Bambini, sul lato orientale della Piazza XX Settembre, custodisce i resti di una domus romana dell’antica Fanum Fortunae e ospiterà fino al 29 ottobre una ricca rassegna delle tavole illustrate per l’inserto culturale de La Stampa.

Origami, che ha fatto dell’illustrazione uno dei cardini della sua identità, compirà due anni il prossimo 5 novembre e festeggia il compleanno (il numero 100 del settimanale verrà presentato durante la rassegna di arte contemporanea Artissima a Torino) con questa mostra dedicata alle sue graphic novel: una selezione delle tavole, tra suggestioni, storie, racconti, reportage illustrati, che hanno accompagnato fin dall’inizio le uscite del settimanale. 

Nel contesto del Festival del giornalismo culturale in cui si è parlato, tra le altre cose, anche di innovazione e rinnovamento della carta stampata, una rassegna sul giornalismo illustrato valorizza un genere — il graphic journalism appunto— che sta sempre di più appassionando e convincendo, e il successo di Origami ne è, in parte, la prova.

A presentare l’inaugurazione della mostra, Cesare Martinetti direttore di Origami ed editorialista de La Stampa e Cynthia Sgarallino, art director. «Le graphic novel sono uno dei linguaggi che Origami usa nel racconto del tema settimanale e sono anche punto di nostro orgoglio perché sono state fatte nella maggioranza da giovanissimi. Alcuni di loro sono illustratori già affermati, molti, invece, hanno pubblicato i loro disegni per la prima volta proprio su Origami e di questo ne andiamo molto fieri» spiega Martinetti. Ad illustrare la pagina s-pieghevole di questa settimana infatti, nel numero che parla del Festival del giornalismo culturale, è un ragazzo, Michelangelo Nigra, nato nel 1995 che non aveva mai pubblicato prima. «Scegliamo gli illustratori stando attenti a differenziare i vari segni, stili e tecniche, facendo in modo di restare coerenti con il tema settimanale con cui si vuole uscire» precisa Cynthia Sgarallino e aggiunge «con soddisfazione abbiamo notato come chi non la conosceva ha cominciato ad apprezzare la carta stampata, in qualche modo siamo riusciti a trasmettere ai più giovani che la carta è uno strumento comunicativo importante che fa parte del nostro patrimonio culturale e questo e, anche, da attribuire alla presenza delle graphic novel».

La mostra con le tavole di Origami si dispiega tra le suggestive arcate e i labirintici corridoi dell’area archeologica nello Spazio XX settembre e resterà visibile gratuitamente al pubblico fino al 29 ottobre prossimo.

Marta Perroni



2017-10-16 0

 

  • L’arte da salvare. Viaggio nel patrimonio artistico italiano tra passato e futuro

 

A Cura di Agenzia ANSA (Lorenzo e Mauro Vallinotto)

Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro:

ORARI DI APERTURA DELLA MOSTRA: lunedì – venerdì 16 – 19 | Sabato e Domenica: 10 – 13 e 16 – 19

 

  • Le graphic novel pubblicate da Origami

A cura di Cynthia Sgarallino e della redazione di Origami.

Biblioteca San Giovanni di Pesaro:

ORARI DI APERTURA DELLA MOSTRA: martedì – sabato 10.30 – 19 | Domenica 15 – 19

Spazio XX Settembre di Palazzo Bambini di Fano:

ORARI DI APERTURA DELLA MOSTRA: lunedì – venerdì 16 – 19



2017-10-15 0

Oltre lo sguardo

Vogliamo vedere. È una brama che sta tra la bocca dello stomaco e le storie di Instagram: noi vogliamo vedere. Wu Ming invece un volto non ce l’ha, o meglio, un volto – dei volti – ci sono, ma sfuggono agli obiettivi delle macchine fotografiche, se ne sottraggono poco prima che l’otturatore, schiacciato dalla pressione dell’indice, ci permetta di vedere e di condividere ancora e di nuovo, avvelenati dalla brama di vedere e far vedere a tutti i costi.

photo: Marco Bonadonna

 

“Vi chiederei la cortesia di non fotografare e non riprendere” chiede dal palco Lella Mazzoli, direttrice del Festival del giornalismo culturale.

Non si tratta di un vezzo da artista, né di anonimato e nemmeno del “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”.

Wu Ming è un collettivo di scrittori che rifiuta la trasformazione dello scrittore in divo. Il nome deriva dal cinese e significa “senza nome” anche se loro un nome ce l’hanno e non lo nascondono.

Padania Classics e Terra Project: l’epica classica padana

Nella Sala Verdi del Teatro della Fortuna di Fano, la sera del 14 ottobre, c’è Wu Ming 2. Legge dei testi, accompagnato dalle musiche dei Frida X. Sul palco cantano insieme un’ode in quattro atti alla macroregione padana e alla sua epica fatta di rotonde, parcheggi abbandonati, edifici rimasti incompiuti, ciminiere capaci di annebbiare la luna.

Sono questi i monumenti donati alle generazioni successive. Fanno parte di due progetti fotografici: Padania Classics, Terra Project, Incompiuto Siciliano. Mentre parole e note riempiono la sala, foto di cantieri abbandonati e altri giganti di cemento sfilano alle spalle di Wu Ming 2 e Frida X, dando un volto ai disastri taciuti della pianura padana. Alla fine dello spettacolo non ci sono selfie e hashtag, ma un uomo, lo scrittore: un artigiano in carne ed ossa che intaglia e scalpella con le sue mani qualcosa da dare in pasto alle nostre menti, non solo ai nostri occhi.

Luca Magrone 



2017-10-14 0

Il secondo giorno di Festival si apre sul palco dello splendido Teatro Rossini di Pesaro, un gioiello nel centro della città che sta per compiere 200 anni e che, durante tutta la giornata, ha fatto da sfondo agli interventi degli ospiti.

Il tema del primo intervento è quello della narrazione, a parlarne è Roberto Pisoni, direttore di Sky Arte HD. «Quando abbiamo proposto la nostra idea di canale, le ricerche di marketing ci davano per spacciati, sembrava che un canale con tema l’Arte non avrebbe avuto mercato» racconta Pisoni, «ma la sensazione che ci fosse un vuoto televisivo su questo genere di argomento era forte» continua. E in effetti, all’epoca del lancio di Sky Arte HD, non erano molte le trasmissioni che si occupavano interamente di cultura. Ne esistevano alcune dedicate ai libri, ma solo a tarda notte, e Rai 5 – che poteva essere l’unico reale competitor – aveva eliminato l’arte dalla programmazione. Persino guardando all’estero non c’erano modelli significativi.

Lella Mazzoli discute con Roberto Pisoni Photo: Marco Bonadonna

 

Così, il primo novembre 2012, con l’anteprima del documentario Michelangelo, Il cuore e la pietra, il canale di Roberto Pisoni dà inizio alle trasmissioni.

«La forza del nostro canale sta nelle sue produzioni originali, abbiamo cominciato creando contenuti da zero che potessero dargli un’identità specifica» riferisce il direttore. Pisoni spiega poi come abbiano insistito anche nella ricerca di un linguaggio e un metodo comunicativo originale, attenti a non prediligere un pubblico specifico ma tentando di attirarne diversi.

Lavoro costante sul linguaggio, sulle produzioni originali, sulla comunicazione e anche sul dialogo con altre realtà, europee ed extraeuropee. Proprio per questi sforzi la sede centrale di Sky in Inghilterra ha infatti deciso di assegnare all’Italia la possibilità di gestire un’unità produttiva indipendente con il compito di occuparsi dei contenuti di tre canali europei, oltre a quello italiano anche quello inglese e tedesco. «Non senza difficoltà» ricorda il direttore «lavoriamo su un costante confronto per offrire prodotti di alta qualità che possano essere fruiti da pubblici con tradizioni culturali davvero differenti».

L’ultimo punto su cui si sofferma è l’attenzione al territorio. Sky Arte HD, fin dall’inizio, si è mostrata sensibile all’importanza del patrimonio culturale e artistico italiano, tanto che «abbiamo capito da subito cosa non volevamo: girare in studio. Le riprese dovevano essere fatte tutte sul campo, in location naturali dove si sarebbe potuto raccontare e ambientare le varie interviste o escursioni». Un’attenzione al territorio che si è mostrata evidente a Palermo, durante le riprese di un documentario su Caravaggio: la produzione di Sky Arte HD ha donato all’oratorio S. Lorenzo una copia “d’autore” di un quadro rubato di cui il museo poteva mostrare solo una copia a stampa, grazie a questa donazione le visite hanno registrato un incremento del 30%.

Il racconto giornalistico dell’arte e il ruolo dei social media

 

Il secondo intervento della giornata, ovvero il racconto giornalistico dell’arte nei media, è un dialogo-intervista al professore e critico d’arte Antonio Pinelli che porta al Festival la sua pluridecennale esperienza di scrittura giornalistica su quotidiano.

Giorgio Zanchini, direttore del Festival, comincia interrogando il professore sul significato della scrittura giornalistica sui quotidiani e come si sia evoluto il suo modo di scrivere negli anni. «ovviamente qualcosa è cambiato, ma io ho sempre cercato di scrivere sui giornali in modo tale da rendere interessante, curioso e chiaro quanto scrivevo ad un pubblico molto ampio e che, al tempo stesso, potesse servire anche per le mie stesse pubblicazioni scientifiche. Più è chiara la scrittura e più riesce a dare il senso di una narrazione vincente, più sarà riuscita come tale. Le due cose si debbono avvicinare, la divulgazione e la ricerca, molto più di quanto non lo si sia fatto in passato o non lo si faccia ora». Il professore continua spiegando di aver da sempre fatto parte di quell’ala di intellettuali che accettava la sfida con l’industria culturale e l’evoluzione tecnologica, pur considerandone i rischi: «negli ultimi decenni del secolo stava cominciando l’epoca della mostrite, un piovere di mostre che avrebbe portato la nascita di una moltitudine di pubblico con un atteggiamento da pellegrinaggio. Le grandi mostre avevano le sembianze di santuari della cultura. In un clima di perdita di riferimenti ideologici, l’arte aveva aumentato la sua aurea diventando una specie di religione: si andava a vedere queste mostre quasi non guardandole e questo aspetto mitico doveva essere inoculato proprio attraverso noi intellettuali con il vaccino dello spirito critico. Un cambiamento avvenuto nel tempo in modo tumultuoso con evoluzioni tecnologiche di cui ancora mi compiaccio aver vissuto, ho cominciato con la macchina da scrivere usando quantità di carta allucinanti, poi il fax, il modem, le mail, un cambiamento meraviglioso ma, come ho detto, anche nelle evoluzioni esistono i lati negativi».

I protagonisti dell’incontro “La comunicazione dei musei e il ruolo dei social media” Photo: Marco Bonadonna

 

Antonio Pinelli, dialogando con Zanchini, spiega il ruolo del critico d’arte al tempo delle inserzioni a pagamento e si concentra poi su quanto, nel lavoro del critico d’arte e giornalista, sia importante una profonda consapevolezza storica che deriva soltanto dalla conoscenza e dallo studio della storia dell’arte: «per fare divulgazione di arte bisognerebbe essere buoni storici dell’arte e se non lo si è bisognerebbe accompagnarsi ad un storico dell’arte, questo è fondamentale». E conclude poi il ricchissimo intervento con un consiglio ai giovani: «in un articolo di sessanta righe bisognerebbe sempre lasciare nel lettore desiderio e curiosità, è fondamentale, dando una suggestione di quello che il visitatore potrà acquistare dentro di sé andando a vedere quella specifica mostra».

 

L’ultimo intervento della mattina ha come tema la comunicazione nei musei e il ruolo dei social media e a parlarne sono: Prisca Cupellini (responsabile digital della Fondazione MAXXI di Roma) Roberto Esposito (fondatore e CEO della piattaforma di crowdfunding DeRev) e Marianna Marcucci (co-fondatrice di Invasioni Digitali). Gli ospiti sono guidati da Alfredo Valeri, responsabile delle attività di ricerca del Centro Studi dell’associazione Civita. I punti principali ruotano tutti intorno all’importanza di una comunicazione digitale aggiornata e personalizzata e a quanto siano fondamentali oggi le nuove figure professionali di esperti di comunicazione social. L’intervento è accompagnato dai dati di #socialmuseum su una ricerca che prende a campione varie realtà museali italiane, europee e statunitensi e indaga il loro rapporto con la comunicazione social.

 

 

Il pomeriggio del Festival riparte con David Riondino. Il poliedrico artista (è cantautore, scrittore, regista ed attore) porta sul palcoscenico del Teatro Rossini una performance davvero particolare. Riondino recita una serie di componimenti in ottave (rime alternate con rima baciata finale) che vanno a raccontare, con satira ed ironia, l’addio di Totti al calcio giocato, l’elezione di Virginia Raggi e la visita a Cuba di Obama.

David Riondino, photo: Luca Bonadonna

 

Media e cultura: le comunicazione tra passato e futuro

Dopo queste performance ritorna quello che è il cuore del Festival del Giornalismo Culturale: il dibattito, articolato in due momenti.

Nel primo pomeriggio il dialogo si incentra sul rapporto tra media e cultura. Sul palco, oltre ai due direttori del Festival (Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini) ci sono lo scrittore e giornalista Paolo Di Paolo (“Una storia quasi solo d’amore” è la sua ultima opera edita Feltrinelli) e Francesco D’Ayala, giornalista responsabile del Giornale Radio Rai.

Il tema, complesso, è quello della comunicazione dei libri e, più in generale della cultura, in Italia. Come sottolinea Paolo Di Paolo, l’inesplorato mondo di internet e dei nuovi media ha privato la comunicazione culturale delle proprie bussole. Ormai si brancola nel buio e i tentativi di portare i libri al pubblico hanno conseguenze imprevedibili. Anche le stelle fisse che guidavano la comunicazione degli anni passati sembrano offuscate e prossime al tramonto: se anni fa una recensione sulle pagine del Corriere della Sera o de La Repubblica erano garanzia del raggiungimento del pubblico, oggi non è più così.

Innanzitutto perché, come già detto durante la prima giornata del festival, ci si affida più agli amici di Facebook che ai professionisti della cultura. Inoltre, allo scalpore suscitato dai quotidiani non corrisponde più l’impennata delle vendite. Il caso dell’ultimo libro di Walter Siti – “Bruciare tutto”, un’opera controversa che racconta la storia di un prete pedofilo – ne è la prova. Il libro è stato l’oggetto del dibattito di numerosi critici su diversi quotidiani a tiratura nazionale eppure non ha incontrato il favore del pubblico e delle vendite.

Per Paolo Di Paolo occorre rinnovare gli schemi di comunicazione, oramai vetusti, e pensati per contenitori passati. Francesco D’Ayala, invece, sposta lo sguardo sul soggetto, ovvero sugli stessi professionisti della cultura: «Siamo invecchiati. Non sappiamo più come funziona la società attuale, cosa va».

Mentre D’Ayala pronuncia queste parole, Lella Mazzoli lo guarda e annuisce. C’è tanto da rinnovare.

A mettere in pausa i dibattiti pomeridiani arriva il momento della premiazione. Come ogni anno il Festival del Giornalismo Culturale individua (con una giuria selezionata) il miglior articolo scritto da un giornalista under 35 e ne premia l’autore con una somma e la targa in memoria di Paolo Angeletti, grande amico del Festival, purtroppo scomparso. A ricevere il prestigioso premio è Marco Mazzetti con il suo racconto, pubblicato da Il Fatto Quotidiano, dei rapper delle “seconde generazioni”, i figli degli immigrati in Italia.

Media e cultura: trascendere lo sguardo nell’era dei social

Il secondo dibattito del pomeriggio vede Jacopo Tondelli (fondatore ed ex-direttore de Linkiesta, e adesso direttore de Gli Stati Generali) moderare un dialogo tra ospiti molto diversi. Ci sono lo psicologo cognitivo Paolo Legrenzi, il presidente del Museo Omero Aldo Grassini, il direttore artistico del Museo Tolomeo ed architetto Fabio Fornasari e lo storico dell’arte Costantino d’Orazio.

La rotta da inseguire, per il dibattito, è quella della divulgazione dell’arte: qual è il modo migliore per raccontare un’opera d’arte?

Grazie ai profili così eterogenei si crea un dialogo stimolante dove è il concetto stesso di stimolo a tenere banco. Le attività del Museo Omero e del Museo Tolomeo parlano di una esperienza artistica resa fruibile anche per i non vedenti, grazie all’utilizzo degli altri sensi. L’arte, sino a qualche tempo fa, era ad esclusivo appannaggio dei vedenti. Adesso diventa un momento di inclusione: anche i non vedenti fanno esperienza dell’estetica della bellezza. Attraverso un percorso di visita basato sul tatto possono godere finalmente a pieno delle opere d’arte. E non bisogna pensare ad un’attività solo per non vedenti, anzi, proprio chi è abituato ad utilizzare la vista può imparare ad espandere la propria capacità sensoriale.

Paolo Legrenzi, psicologo cognitivo spiega come, nonostante il nostro potenziale percettivo vada ben oltre lo sguardo, l’abitudine ci porti a scartare tanti stimoli. Ed è solo rievocando gli stimoli in ombra che possiamo raccontare l’arte con una modalità efficace come quella ricercata da Costantino d’Orazio. I percorsi progettati dal Museo Omero e dal Museo Tolomeo permettono ai non vedenti di toccare la bellezza e ai vedenti di gettarsi in un oceano di nuove percezioni.

Gli stimoli e le percezioni che percorrono i nostri sensi, tuttavia, sono fondamentali anche nell’era dei social. Basti pensare al bombardamento visivo al quale siamo continuamente esposti: un percorso di esplorazione sensoriale potrebbe renderci meno vulnerabili alle strategie dei nuovi media. Strategie pensate e studiate per colpire la nostra attenzione, spesso ammaliata dall’impatto visivo delle immagini, dei video e non solo. Capitolo a parte, merita la forma d’espressione che potremmo definire quasi tipica dei social: i meme. Si tratta di una dissacrazione del reale, e vengono spesso associati alle opere d’arte, sottolinea Costantino d’Orazio. Un esempio formidabile è quello della pagina Facebook “Se i quadri potessero parlare” dove immagini di opere d’arte vengono associate a scritte satiriche e irriverenti che “dissacrano” l’opera e catturano la nostra attenzione.

Alla fine del dibattito il Festival lascia il Teatro Rossini, per spostarsi alla Biblioteca San Giovanni. Qui ci sono una riproduzione della Scuola di Atene di Raffaello Sanzio e tre classi degli istituti superiori di Urbino e Pesaro. Sotto lo sguardo attento del professor Piero Dorfles si dà il via ad una sfida a colpi di cultura. Dopo più di dieci difficilissime domande sul celebre affresco di Raffaello viene decretato il vincitore: la classe del Liceo Raffaello di Urbino.

Un’altra giornata finisce e il Festival del Giornalismo Culturale prepara le valigie. Il 14 e 15 ottobre si trasferisce, per la prima volta nella sua storia, a Fano, per una due giorni ricca di cultura e approfondimenti.

 

Marta Perroni, Luca Magrone



2017-10-13 0

Ieri, giovedì 12 ottobre, è cominciata la quinta edizione del Festival del Giornalismo Culturale con sede a Urbino e Fano e, novità di quest’anno, Pesaro. Ad aprire le danze sono stati i direttori Giorgio Zanchini e Lella Mazzoli, accompagnati dagli intermezzi musicali dal Quartetto di Conservatorio G. Rossini di Pesaro e dagli interventi di Vilberto Stocchi, Magnifico Rettore dell’Università di Urbino Carlo Bo, e Carlo Ossola, filologo e critico letterario.

«Grazie all’esperienza maturata nelle scorse edizioni – ricorda Zanchini nel discorso di apertura – quella di quest’anno si concentrerà su due punti fondamentali: in primo luogo come i prodotti culturali – dal cartaceo all’online – abbiano parlato in passato e come parlino, oggi, di cultura, analizzando quindi quanto sia cambiato il racconto della cultura stessa sui vari mass media. In secondo luogo il metodo attraverso il quale il patrimonio culturale racconta se stesso e in che modo sia poi percepito dal pubblico».  Vilberto Stocchi sottolinea invece il prestigio delle sedi che accoglieranno gli eventi dei prossimi giorni a cominciare dal Salone del Trono di Palazzo Ducale di Urbino: un’immensa sala decorata con grandi arazzi coloratissimi appesi alle pareti e situata proprio accanto al salone delle veglie che ha ospitato fin dalla seconda metà del ‘400 convegni di spiriti illustri, di cui parla lo stesso Baldassar Castiglione nel suo Cortegiano del 1506, stesso anno in cui, ricorda il Magnifico Rettore, nacque l’Università di Urbino Carlo Bo.

Carlo Ossola Photo: Marco Bonadonna

 

Giorgio Zanchini presenta poi Carlo Ossola. A salire sul palco non è solo uno dei più importanti critici letterari e filologi, ma uno dei sapienti italiani. La profondità della sua conoscenza nell’ambito della letteratura e della comunicazione ha pochi pari, e si percepisce subito. Il professor Ossola traccia le rette del suo intervento e le interseca con l’attualità: i social e la contemporaneità della nuova comunicazione. «Oggi si insegue l’evento – dice – ma questo tentativo di assoluta contemporaneità è un’illusione». Al giornalismo culturale, ricorda Ossola, spetta «Il compito di metter distanza e dare profondità di campo. Ma quindi cosa deve fare il giornalista culturale? Permettere all’evento, all’oggetto della comunicazione di brillare di luce propria. Come? Innanzitutto seguendo la virtù della chiarezza, perché è necessario rendere trasparente la complessità della cultura. Bisogna educare alla complessità raccontandola a chiare lettere, e non banalizzarla con una svilente semplificazione».

Dunque dev’essere questo il compito del giornalismo culturale: chiarificare. Compito che si fa arduo quanto necessario nel mare magnum dell’internet e dei nuovi media. Eppure l’impresa non è impossibile se ci si attiene a quelle che Ossola definisce (richiamando, tra gli altri, il tedesco Formey) le tre qualità del racconto: brevità, chiarezza e verisimiglianza. A queste, bisogna unire una forza capace di colpire anche il lettore più disattento, e la precisione, ché l’incomprensibile può solo ostacolare la fruizione culturale. Il professor Ossola, in chiusura, rievoca due grandi affinché si ergano a guide della prosa culturale: il primo è Giovanni Macchia con la sua analisi sul Corriere – datata 10 maggio 1964 – della civiltà dello sguardo, una civiltà abbagliata dal feticismo dell’occhio (affatto dissimile dall’attuale feticismo che incolla la vista sui social per ore). Mentre in chiusura, attraverso le parole di Carlo Bo, ci ricorda che «La lettura è anche fatica, e la lettura – nel fondo – finisce per essere un’introduzione alla verità – verità autonoma – a cui ogni spirito libero dà il nome che ritiene suo e ogni lettore innamorato si trova in mano un patrimonio di verità».

Solo applausi accompagnano chiusura della lectio magistralis: l’altissima caratura del suo intervento era chiara sin da subito.

Peter Aufreiter Photo Marco Bonadonna

 

A seguito della lectio del professor Ossola si è entrati nel dibattito vero e proprio. Assieme ai direttori del festival sono saliti sul palco Peter Aufreiter, direttore della Galleria Nazionale delle Marche, e Francesca Spatafora, direttrice del Museo archeologico nazionale A. Salinas. Lella Mazzoli inaugura il dibattito a partire dai dati e illustra il frutto di sette anni di ricerche sul rapporto tra gli italiani, la comunicazione dei musei e l’informazione culturale. Buone notizie arrivano dal numero dei visitatori annuali: solo il 26% degli italiani non ha visitato musei negli ultimi dodici mesi. Un buon risultato se si pensa che solo un anno scorso la percentuale ammontava al 33%.D’altra parte, i dati sulle fonti d’informazione culturale sono a tratti deludenti: il 41% degli italiani preferisce affidarsi ai propri contatti su Facebook ed, in generale, ad amici, familiari e conoscenti. Tutto a scapito di esperti, critici e professionisti. Il quadro globale, ovviamente, sottolinea la forza propulsiva dei social nella comunicazione dei musei. Non solo Facebook, ma anche Instagram e Pinterest possono aiutare gli enti culturali ad ampliare il proprio pubblico. Da questi dati, e dalla viva esperienza della direttrice del Museo archeologico nazionale A. Salinas, si accende il dibattito sulla comunicazione culturale.

 

Dopo il dibattito, la prima giornata del Festival del Giornalismo Culturale cambia scenografia: dal maestoso Palazzo Ducale di Urbino, si sposta alla Pescheria di Pesaro. Qui la mostra fotografica curata da AnsaL’arte da salvare” incanta e fa riflettere sulle enormi potenzialità spesso maltrattate del patrimonio culturale italiano. Il Festival però non finisce qui: prossima tappa il Teatro Rossini di Pesaro e la Biblioteca San Giovanni. Non mancate!

 

 

 

Luca Magrone, Marta Perroni



2017-10-13 0

Sabato 14 ottobre, nella Sala Verdi del Teatro della Fortuna di Fano, alle 21:30, ci sarà l’atteso reading concerto Musica e lettura per il patrimonio culturale con Wu Ming 2 + FRIDA X, organizzato da Wu Ming Foundation.

Nell’intervista rilasciata al Ducato, Wu Ming 2 ha anticipato che

Questo spettacolo è evento unico, pensato per il festival. Prendiamo due pezzi di un reading nato dal fotoreportage Terraproject basato sui quattro elementi: aria, terra, acqua e fuoco. Più dei brani ispirati alle immagini raccolte da Padania Classics e da Incompiuto Siciliano, che propone di definire l’incompiuto come stile architettonico italiano più importante del secondo dopoguerra.



2017-10-13 0

A Pesaro, alle 19:30 di giovedì 12 ottobre, nel Centro Arti Visive Pescheria, verrà inaugurata la mostra L’ARTE DA SALVARE Viaggio nel patrimonio artistico italiano, tra passato e futuro, a cura di Agenzia ANSA e Mauro Vallinotto. Introduce alla mostra Giulio Anselmi.

Sempre a Pesaro, venerdì 13 ottobre, all’interno degli spazi della Biblioteca San Giovanni sarà esposta una parte delle opere della mostra Le graphic novel pubblicate da Origami, a cura di Cynthia Sgarallino e della redazione di Origami.

A Fano, alle 19:30 di sabato 14 ottobre, a Palazzo Bambini, Spazio XX Settembre, Cesare Martinetti e Cynthia Sgarallino introdurranno alla mostra Le graphic novel pubblicate da Origami (visitabile dal 13 ottobre al 29 ottobre).



2017-10-13 0

Gli eventi della giornata di venerdì 13 ottobre del Festival del Giornalismo Culturale saranno trasmessi in diretta streaming su Internet.

Per seguire il live streaming dal Teatro Rossini di Pesaro, potete collegarvi ai seguenti collegamenti YouTube:

 

Festival del Giornalismo Culturale – Teatro Rossini Pesaro [Mattino]

https://youtu.be/UsVTSOT94Do

*

Festival del Giornalismo Culturale – Teatro Rossini Pesaro [Pomeriggio]

https://youtu.be/M2DU1jAByEc


È online il programma provvisorio del Festival