20 novembre 2018

Chania

I report di Sistema Critico_Parola d’ordine: innovazione

Parola d’ordine: innovazione. Questo l’appello gridato dal palco pesarese del Teatro Rossini nella giornata dedicata all’Arte, al Cinema e alla Musica. Per parlare di queste tematiche non poteva esserci luogo migliore di quello inaugurato dal Cigno di Pesaro in persona, esattamente 200 anni fa, e nel 150esimo anniversario della scomparsa. Uno scrigno di tale importanza non poteva non vedere alternarsi sul palcoscenico personalità di grande spicco, tutte unite dalla stessa richiesta: c’è bisogno di innovazione.

Quanti di voi leggono recensioni cinematografiche sui giornali o in siti specializzati? Quanti di voi decidono di visitare una mostra solo dopo essere venuti a conoscenza del giudizio di critici e storici dell’arte? Quanti leggono recensioni musicali? Come ha detto ironizzando Emiliano Morreale, critico cinematografico, “i miei lettori penso di conoscerli uno ad uno”. A chi chiedere un giudizio dunque? Meglio l’esperto, inteso sempre più come rappresentate di una ristretta cerchia di specialisti, o la persona comune che, tramite i social, riesce a trasmettere in modo più chiaro e diretto un giudizio? Il mondo del web ha portato un numero sempre maggiore di gente a pensare che tutti possano dare un giudizio su ogni argomento, pur non avendo a disposizione né i mezzi né le conoscenze adattate a farlo. Il mondo dei critici e degli esperti è sentito sempre più come ristretto e lontano dalle persone comuni. Quale futuro spetta dunque a queste professioni?

Giuliano Volpe, archeologo e docente universitario, scrive nel suo ultimo volume Un patrimonio italiano. Beni culturali, paesaggio e cittadini, a proposito dei totem e  delledidascalie presenti nei vari musei, che nella maggioranza dei casi le informazione lì contenute respingono il visitatore. L’esempio da lui riportato è chiarissimo. Volpe ricorda che sono ancora diffusissime didascalie come fistula plumbea per indicare i tubi in piombo utilizzati in epoca antica. Un tale nome, afferma il docente universitario, farebbe immediatamente pensare a un qualche tipo di malattia, magari contagiosa, per cui il visitatore scappa impaurito. Vi è come la sensazione di un ambiente elitario che volutamente esclude i non specialisti, diffondendo l’idea di un museo-templio riservato a pochi e noiosi eletti. Vi sono naturalmente, e sono sempre di più per fortuna, realtà museali che si distinguono per il loro rapporto con i cittadini e col territorio, capaci di far circolare e, soprattutto, di fare Cultura.

Chi ha saputo avvicinare il mondo dell’arte con a pubblico sempre più ampio è sicuramente Vittorio Sgarbi, divenuto nel giro di poco tempo un “guru” artistico seguito da milioni di persone sui social e non solo. Attratti probabilmente più dal personaggio che dal mondo dell’arte, i suoi “seguaci” sono raggiunti quasi quotidianamente da nozioni su artisti e opere che arricchiscono la loro conoscenza in questo campo. Grazie al suo “essere Sgarbi” lo storico dell’arte riesce a far visitare mostre, musei e borghi tramite la curiosità suscitata nel suo pubblico, generando non solo cultura ma anche economia culturale. Più volte durante la sua carriera è riuscito a dare lustro a centri minori, sconosciuti purtroppo ai più, ma di fondamentale importanza storico-artistica.

Il culmine della giornate è stata con il confronto tra Alessio Bertallot, Ludovico Bramanti, Simone Lenzi, il famosissimo musicologo e critico musicale Quirino Principe e il giovane rapper Albert. È stato un illuminante scambio di idee di pensieri, tra innovazione e tradizione, davanti a una platea estasiata e incantata dalle parole di Principe sulla musica e sulla sua storia.

“Vecchio” e nuovo dialogano molto di più di quel che si pensa. Non è infatti possibile una rottura netta con la tradizione: negarla vuol dire averla compresa ed assorbita. Indispensabile è però l’innovazione, l’aggiornare i mezzi, i modi e  lo stare al passo coi tempi. Bisogna dunque abbandonare quell’idea di cultura elitaria su cui fin troppo si è discusso rendendo ancora più esclusivo l’argomento. Rendere ristretta la conoscenza non fa altro che annullarla e relegarla nell’oblio.

Danilo Sanchini
Sistema Critico

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