20 novembre 2018

Chania

I report di Sistema Critico_La nuova grammatica della trasmissione del sapere

La nuova grammatica degli strumenti, del linguaggio, delle forme e contenuti della trasmissione della conoscenza è stata la parola dominante del discorso della seconda giornata del Festival del giornalismo culturale.  Il teatro della fortuna di Fano è diventato un non-luogo in cui dialoghi, narrazioni e interventi hanno dato forma a un locus di dibattito sul tema de “Il linguaggio dei media sui libri”. È veramente possibile che attualmente le recensioni sui libri “non spostano più niente” eppure ancora si “muovono nello spazio dei lettori?”  Recensire racchiude le parole di “censire” e “censurare”, come suggerito dell’editore Marco Vigevani, e proprio entrambi i verbi rientrano in una tradizione di recensione tradizionale che fino agli anni ’80 ha conservato figure di critici autorizzati a cui i grandi giornali riservavano un loro spazio costante e riconoscevano un loro status, per essere poi riferimento di penna dei lettori: alcuni li chiamavano auctoritas. L’autorevolezza dei critici letterari raggiunge l’apice per tutti gli anni ’90, quando Alessandro Baricco (scrittore) e Pietro Citati (studioso) consigliano alle grandi testate recensioni che dovevano orientare il lettore, lasciandogli, però, anche il suo istinto, che poteva  nascere solo da una descrizione di un libro tale da risvegliare un sentimento, quando ancora si ritagliavano parti di critiche letterarie per renderle nella copertina del libro. Recensione o mercato come elemento vivificatore del libro? Ci si chiede quanto il mercato letterario possa indirizzare il lettore o disperdere il suo reale interesse, ci si risponde che il lettore necessita di essere guidato ed è possibile ragionando su quello che veramente egli richiede prescindendo per un attimo dal pretesto commerciale: un orientamento alla lettura. Di conseguenza, per riportare lo scopo della recensione alle origini, si chiede di creare una comunità di lettori, un’aggregazione senza perdere la professionalità, senza troppi stimoli e suggerimenti esterni, possibile scrivendo meno critiche letterarie e selezionandole ulteriormente, oppure, riferendosi al grande strumento della radio. La radio, considerata come “luce per la durata di vita del libro”, tale da essere un nuovo investimento che sta sorpassando la carta stampata e mantiene una rigorosa professionalità che supera anche le ricerche, non mirate, sul web. Così, la radio dà delle possibilità che la carta stampata difficilmente riprende, come parlare con autori e trasmettere quello che la recensione non trasmette più:

“L’entusiasmo, la passione, l’inatteso, cosa ci ha commosso o ricordato un altro libro,” ripensando così al ruolo della recensione al di là del censire e della censura, come modo di parlare di qualcosa che ci sta emozionando, interessando e riflettere questo momento di attenzione verso il libro.

E’ possibile dare professionalità a ogni parte della nuova crossmedialità diffusa? Quindi mantenere in contemporaneo recensioni di carta stampata, radio e web senza distinguerle per qualità e autorevolezza? La conoscenza e l’informazione sono in un continuo flusso all’interno dei molteplici mezzi, come suggerisce il giornalista Fabio Cappelli, a cui appunto corrispondono forme mutevoli e richieste inaspettate. Allora ritorna il discorso della nuova grammatica degli strumenti e dei contenuti e, riguardo a questi ultimi, emerge la pericolosa tendenza che si è diffusa di “spettacolarizzare” il libro, al di là dello spettacolo che contiene già all’interno. Aggiungere dettagli sull’autore, costruire grandi architetture su un libro che ha già un sua struttura e una sua personalità, come per arricchirlo alla vista di una maggiore curiosità del lettore. Continuando a conservare la radicale convinzione che l’autore è solo un’ombra e, affermando invece, il suo grande collegamento con il suo figlio libro. Perciò, si chiede di riportare la vita propria al libro, possibile individuando le autorità che possono presentarlo e le opinioni, non costruzioni intorno che fanno disperdere lo scopo iniziale: conoscere il cuore del libro. A tali affermazioni, però, potrebbe intervenire la provocazione di alcuni social media che invece tentano di riportare lo scopo del “raccontare e trasmettere un libro” alle sue origini, entrando in linea con la nuova grammatica degli strumenti e contenuti e creando un legame tra l’oltremondo digitale e la tradizionale recensione. Infatti, lo youtuber Matteo Fumagalli, interviene nel dibattito sulla recensione proponendo una nuova narrazione dei libri che possa mantenere la professionalità, l’autenticità del libro e aggiunga l’innovazione di attirare un millenial senza che sia totalmente consapevole del suo interesse al primo sguardo, per poi rendersene conto andando a ricercare proprio lui, il libro, l’oggetto con una sua personalità.

Chissà se la nuova grammatica degli strumenti, del linguaggio e dei contenuti possa combaciare con le reali esigenze del lettore dinanzi a una critica letteraria di nuove caratteristiche socio-antropologiche. Senza dimenticare, però, ciò che sopravvive al di là della generazione in mutamento: la grammatica delle emozioni che qualsiasi libro non può prescindere e neanche chi lo racconta, ancora.

Francesca Vannini
Sistema Critico

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