27 ottobre 2018

Chania

New media e storia: al Festival del giornalismo culturale si parla di come conciliare la narrazione storica e i nuovi mezzi di comunicazione

 

“All’università mi hanno insegnato che la storia antica finisce con la caduta dell’impero romano d’occidente, ma per Rai Storia la storia antica finisce con L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat dei fratelli Lumière”. Sara Chiaretti, autrice di Rai Storia, spiega con queste parole l’importanza che le immagini hanno assunto nella narrazione storica, che, come ogni altro genere di storytelling, non ha potuto rimanere insensibile all’introduzione dei nuovi media. Oggi, infatti, la programmazione televisiva è dettata anche dal repertorio di video e foto che si possiede, senza questo materiale nella televisione viene meno uno degli elementi costitutivi.

 

L’importanza dell’immagine è stata anche uno dei temi cardine della lezione di Emilio Gentile. Lo storico ha mostrato come dalle fonti iconografiche possano emergere le caratteristiche salienti di un fatto o di un fenomeno. Sullo schermo alle spalle del professor Gentile sono comparse, una dopo l’altra, le cartoline stampate dal regime fascista nel periodo della guerra in Etiopia. Raffiguravano ragazze africane acquistate nei mercati o spedite dagli uffici postali come ricordi dall’Africa. Subito dopo sono apparse le foto delle monete coniate appositamente per celebrare la marcia su Roma, in cui il simbolo del partito fascista imprigionava tra i due fasci la Nazione. Limitandosi ad osservare queste immagini si possono ricostruire alcune delle caratteristiche del fascismo. “Vedere — dice Emilio Gentile — è importante quanto leggere, per immergersi in un’esperienza passata”.

 

 

Le nuove forme di comunicazione hanno influenzato il modo in cui si costruisce la narrazione storica. La professoressa Mariangela Galatea Vaglio, durante il dialogo con Carlo Greppi, ha sostenuto che un autore di storiografia deve essere consapevole del momento storico in cui si colloca e dei mezzi di comunicazione che vengono utilizzati per adattare i suoi contenuti alle nuove forme mediatiche. L’importante è che venga tutelata in ogni caso la qualità del prodotto finale, il processo può prendere molteplici vie a seconda del momento storico e culturale.

 

Nella sessione pomeridiana, dedicata all’approfondimento del linguaggio dei media in ambito storico, sono intervenuti anche Andrea Caciagli, Manuela Ennas, Alessandra Tarquini, Carlo Tosco e Sara Chiaretti, che nel suo racconto del lavoro a Rai Storia ha illustrato l’influenza che i media esercitano su ogni contenuto. A partire dalla loro esperienza hanno espresso un’opinione sulla storia come mezzo per comprendere il presente o come trappola ermeneutica. Un dialogo che si è svolto sulla sottile linea di confine che separa la narrazione dalla storiografia.

 

Eleonora Numico

 

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