18 settembre 2017

Chi è Andrea Albanese

 

Esperto di digital marketing e di strategie per la comunicazione digitale. Chi è Andrea Albanese e qual è la sua storia?

Arrivo da una grande multinazionale ICT, l’IBM. L’esperienza fatta in quell’ambiente mi ha permesso di comprendere quasi subito l’importanza dei nuovi strumenti social e digital e ho iniziato a studiarli e ad insegnarli. Oggi sono Social Media Marketing & Digital Communication Advisor, cioè analizzo la situazione AS IS della comunicazione e del marketing digitale nelle aziende, valuto il mercato, i competitor, e definisco la strategia da adottare per essere competitivi sul mercato. Inoltre lavoro come Project Manager e Community Manager, perché sono convinto che per conoscere i social e il digital occorra ‘sporcarsi le mani’ e usarli nel quotidiano. Infine, insegno in diversi Master e Corsi universitari e professionali e sono specializzato in particolare su LinkedIn, uno strumento fondamentale di contact management e customer relationship.

 Come si è avvicinato al digital marketing e che cosa consiglia ai ragazzi che vorrebbero intraprendere un percorso simile al suo?

Sperimentando, provando, leggendo, andando negli USA a convegni e incontri quando ancora qui in Italia si parlava appena di Facebook, men che meno di LinkedIn. I social e il digital sono molto giovani e cambiano in continuazione, tecniche che funzionano oggi potrebbero essere obsolete e inutili fra sei mesi. Come sempre le scuole italiane tardano ad adeguarsi e a preparare i ragazzi a questo nuovo mondo, e sono convinto che apprendere solo la tecnica non sia sufficiente: lavorare sui social media e nel digital significa lavorare con le persone, servono anche (e soprattutto) spiccate doti comunicative e organizzative, capacità di operare sotto stress, creatività, e una base di competenze ICT non guasterebbe, per poter disegnare user experience vincenti.

 Che cosa è cambiato negli ultimi anni nel mondo della comunicazione e quali sono, secondo lei, le tendenze per il futuro?

Siamo passati molto rapidamente da un’era in cui avevamo dei punti di riferimento riconosciuti e riconoscibili e dei canali ‘rodati’ e unidirezionali, che escludevano l’interazione con gli utenti. Il messaggio veniva trasmesso più o meno genericamente su media scelti in base a macrocategorie più o meno rispondenti al nostro target comunicativo. Oggi i social hanno rivoluzionato tutto. Sono strumenti creati per mettere in contatto le persone, non i brand. Gli utenti social rispondono e si relazionano con le comunicazioni dei brand e delle aziende e raccontano le loro esperienze, positive ma soprattutto negative, alle loro communities di riferimento. In futuro sarà sempre più importante trasformare i clienti-utenti in ambassador e alimentare le conversazioni positive. Le persone si fidano di più di altre persone che di ciò che raccontano i brand. In secondo luogo, ci sarà sempre più un passaggio da pubblico a privato: le chat diventeranno cruciali. E i video saranno la chiave della nuova comunicazione, soprattutto i video in diretta.

 Patrimonio culturale. Una storia, 1000 per raccontarla è il tema della prossima edizione del Festival. Che cosa si può fare, secondo lei, per raccontare il settore culturale a nuovi, e in alcuni casi più giovani, pubblici? 

Devo dire che dalla prima analisi che facemmo sulla presenza e l’uso dei social media da parte di Musei, Siti Archeologici e affini in Italia, molto è stato fatto: oggi i poli museali, i siti archeologici, le soprintendenze stanno sempre più utilizzando i social media per promuovere le proprie collezioni anche verso pubblici più giovani. I più illuminati coinvolgono blogger, vlogger e social influencer per aumentare la distribuzione dei propri contenuti e anche gli interventi pubblicitari sono sempre più mirati. Alcuni, ad esempio i Musei in Comune di Roma, utilizzano anche la funzione degli Eventi di Facebook ad esempio per promuovere il sabato sera ai musei con le aperture straordinarie e i concerti. Anche la possibilità di scattare fotografie nei luoghi di cultura e condividere così la propria esperienza sui social sta dando nuova vita alla comunicazione museale e culturale: i pubblici giovani amano condividere le proprie esperienze con gli amici. Magari basterebbe dotare i poli museali di wi-fi e invogliare la condivisione con cartelli e hashtag di riferimento. Potrebbero organizzare dei piccoli convegni formativi ‘social’ per guidare il pubblico più giovane alla condivisione delle opere e dei percorsi culturali, magari organizzando piccoli contest. Un piccolo consiglio, però: l’esperienza offerta deve essere ‘wow’, deve invogliare le persone a condividerla con i propri contatti, deve essere unica ed emozionante.

Ci consiglia un libro? 

Ve ne consiglio due: ‘Socialmuseums’ e ‘Il Crowdfunding nel Settore Culturale e Creativo’.

Articolo postato da:
fgc,
in #GliAmicidelFestival

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