4 settembre 2017

Chi è Marianna Marcucci

#GliamicidelFestivalFGC una rubrica per raccontare le personalità del Festival, i Direttori, gli Ospiti e i tantissimi amici che ci supportano e che faranno parte della 5a edizione.

 

Esperta di strategie digitali per il turismo e per i beni culturali. Chi è Marianna Marcucci?

Una inguaribile curiosa. Dopo il liceo classico, mi sono laureata in Farmacia ma, durante il periodo universitario, ho iniziato a lavorare nel mondo del turismo seguendo, tra l’altro, molti corsi di formazione in quel settore per soddisfare la mia curiosità e migliorarne la conoscenza. Sono senior consultant in “Mind Lab Hotel”, una società che nasce dal desiderio di alcuni albergatori di condividere le proprie conoscenze aiutando gli albergatori a prendere confidenza con marketing, social media e revenue management.
Negli ultimi anni la mia attenzione si è focalizzata sulle opportunità che il web può offrire al mondo del turismo, dell’arte e della cultura. Nell’ambito di queste ricerche sono co-founder di Invasioni Digitali, insieme a Fabrizio Todisco, un’iniziativa bottom-up nata nel 2013 con l’obiettivo di promuovere e valorizzare il coinvolgimento delle persone nel vivere attivamente i beni culturali. Promuovere la cultura, la storia, la bellezza attraverso il web e i social network.

Come si è avvicinata al settore della comunicazione e che cosa consiglia ai ragazzi che vorrebbero intraprendere un percorso simile al suo?

Per la prima parte della domanda vi rimando sopra, per la seconda direi che non esista una formula magica ma che si debba studiare, confrontarsi con gli altri, mai dare niente per scontato ma, soprattutto, non pensare di essere arrivati a sapere tutto. C’è sempre spazio per imparare qualcosa di nuovo.

Il vostro progetto, Invasioni Digitali, è nato con l’obiettivo di valorizzare la cultura e la storia del patrimonio attraverso il coinvolgimento diretto dei pubblici e l’utilizzo delle tecnologie digitali. Qual è, secondo lei, il ruolo della tecnologia in questo contesto, e perché diventa importante saperla declinare anche all’interno del settore culturale?

La tecnologia è uno strumento, lo strumento che oggi, a differenza di ieri, abbiamo la possibilità di applicare in modo esteso anche al settore dei beni culturali. Ci aiuta a dialogare con le persone. Ascoltandole prima, e parlando loro poi, stimoliamo la loro curiosità nel cercare di saperne di più. Musei e istituzioni culturali possono, così, colmare quello spazio di silenzio che si crea quando non riescono a raggiungere persone che potrebbero essere interessate ma che, per i motivi più vari, rimangono escluse da milioni di storie fantastiche che potrebbero vivere a contatto con i beni culturali.

 Patrimonio culturale. Una storia, 1000 per raccontarla è il tema della prossima edizione del Festival. Che cosa si può fare, secondo lei, per raccontare il settore culturale a nuovi, e in alcuni casi più giovani, pubblici?

Fornire gli strumenti adatti per accompagnare le persone nel vivere quell’esperienza che ci fa lavorare con tanta passione per raccontarla, strumenti che devono essere adatti a loro e non solo cuciti su chi li propone. L’ascolto è il primo passo verso l’avvicinamento di questi due mondi, chi propone e chi vive l’esperienza culturale.

Ci consiglia un libro?

Un libro che sto rileggendo in questi giorni “All’improvviso bussano alla porta” di Etgar Keret perché parla di storie che non sapevamo di avere dentro.

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fgc,
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