31 luglio 2017

#GliamicidelFestivalFGC Chi è il Co-direttore del Festival Lella Mazzoli

#GliamicidelFestivalFGC una rubrica per raccontare le personalità del Festival, i Direttori, gli Ospiti e i tantissimi amici che ci supportano e che faranno parte della 5a edizione.

 

1) Direttore dell’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino, Professore ordinario di Sociologia della comunicazione e co-Direttore del Festival del giornalismo culturale. Qual è la storia di Lella Mazzoli?

Nata a Urbino, ho studiato comunicazione. Curiosa verso tutto ciò che ho attorno, con un atteggiamento critico e talvolta ribelle. Per questo ho trovato proprio nell’università il mio habitat naturale, dove poter ricevere continui stimoli per crescere e formarmi, sia con la ricerca sia con l’insegnamento che permette a chi lavora nella accademia di essere sempre in contatto con i giovani. Dall’università non me ne sono più andata. Gli anni della formazione sono un investimento per il futuro, personale e per la propria professionalità. Sono anni indispensabili, perché una volta entrati nel mondo del lavoro c’è meno tempo. (Chi fa il mio mestiere è più fortunato perché forma e apprende con continuità).

Dirigo la Scuola di giornalismo di Urbino e anche lì abbiamo dato spazio ai giovani e alla loro crescita,e i praticanti della Scuola capiscono subito la necessità dell’apprendimento continuo, capiscono che il mondo del giornalismo è un settore (come tanti altri, d’altronde) che muta con grande rapidità. Bisogna “stare sul pezzo” guardinghi e professionali.

 

2) Il Festival del giornalismo culturale è diventato un appuntamento annuale di riflessione e di confronto sui temi della cultura. Che cosa vuole raccontare il Festival?

Il Festival nasce sin dalla sua prima edizione con l’idea di restituire una fotografia che mettesse in luce le trasformazioni, radicali, in atto nel mondo della cultura. Il titolo significativo della prima edizione (2013) si poneva proprio questo obiettivo, infatti il tema è stato “Dalla terza pagina al web” con l’obiettivo di raccontare questo passaggio, centrale per chi si occupa di informazione culturale. Dopo quella prima edizione, Giorgio Zanchini e io, abbiamo pensato che la cultura potesse essere raccontata attraverso un tema che rappresenta il nostro (dell’Italia) giacimento aureo: il patrimonio culturale. Abbiamo adottato, anche su questo argomento uno sguardo rivolto alle innovazioni e alle nuove tecnologie. Per questo la prossima edizione, la quinta, ha come titolo: “Il Patrimonio culturale. Una Storia, 1000 modi per raccontarla”. Obiettivo quello di sottolineare come la contemporaneità sia ricca di linguaggi tradizionali, innovativi, online, offline, etc

 

3) Da quale esigenza è nata la voglia di raccontare con un Festival le nuove frontiere del giornalismo culturale?

Oggi, le terze pagine dei quotidiani sono diventate pagine di cultura e spettacolo, o addirittura in qualche caso, di spettacolo e cultura. Un segnale molto forte che spinge verso la necessità di una riflessione profonda sul passaggio da cultura a culture. All’Università di Urbino con l’Osservatorio News-Italia monitoriamo annualmente come gli italiani immaginano la cultura del nostro Paese. In tanti in Italia identificano come cultura il settore del turismo o dell’enogastronomia; questo perché il concetto di cultura continua ad aprirsi verso definizioni sempre nuove. Da qui, la necessità di riflettere su come giornalisti, scienziati, scrittori e intermediari culturali possano raccontare un campo tanto ampio, in evoluzione e soprattutto con tanti differenti sviluppi, tanto da dover usare sempre più sovente il termine cultura da singolare a plurale.

 

4) Ultima domanda: ci consiglia un libro?

Il giovane Holden di J. D. Salinger. Un romanzo che ha segnato la mia adolescenza e che ancora rileggo con piacere. Mi ha incuriosita proprio perché il protagonista cercava fortemente la sua “strada”. Trovarla ma al contempo avere dubbi è quello che auguro a tutti.

Articolo postato da:
fgc,
in News

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento