17 ottobre 2016

Dacia Maraini: una vita raccontata al Festival

Il desiderio di vivere ascoltando e raccontando storie, i viaggi per il mondo con Moravia e Pasolini, i ricordi del mare “perduto” della sua Sicilia, la globalizzazione e i dipinti della madre. Sono da poco passate le tre di sabato pomeriggio quando Dacia Maraini sale sul palco del Festival del Giornalismo Culturale. L’applauso che si leva spontaneo dal pubblico è di quelli dedicati ai grandi personaggi: la scrittrice risponde con un umile inchino. Inchino che sarà costretta a ripetere più volte un’ora più tardi, quando i battiti di mano diventano ovazioni e continuano per più di un minuto.

14716193_10154645007518734_1472150295115918321_n

In mezzo, il racconto di storie, ricordi e aneddoti, di pensieri sulla modernità espressi con il dono di un linguaggio semplice, che sorprende senza cadere nel banale. Da prima parlando del suo amore per la scrittura, un’arte che “ti costringe a metterti in gioco, senza nascondere le vulnerabilità”. Un pensiero va ai suoi personaggi, sempre un passo avanti a lei, al punto da averla condotta più volte nella scrittura dei suoi libri, senza sapere dove sarebbero terminate le loro storie.

L’intervista del direttore del Festival Giorgio Zanchini verte poi sul tema del viaggio. “Viaggiare è pericoloso, si corre il rischio psicologico di mettersi in discussione”, ricorda Dacia, dedicando appassionati ricordi alle avventure con Moravia e Pasolini, all’amore platonico tra questo ultimo e Maria Callas, ad un Africa misteriosa e affascinante, ma diversa perché non ancora investita dalla globalizzazione. “Al tempo, in quei paesi c’era un gran rispetto tra credi e religioni diverse. Che cosa è successo? Non sono riuscita ancora a capirlo. Non dobbiamo però aver paura di affermare i nostri valori, contro le barbarie di un Islam radicale che credo abbia perso il controllo. Ribadire con forza che i nostri valori non sono solo occidentali, ma universali diritti dell’uomo”.

Un pensiero viene dedicato al mare, quel mare della Sicilia dove Dacia Maraini ha vissuto la sua infanzia: “un mare che non mi piace più. La modernità ha distrutto il patrimonio naturale di quelle coste, mangiandosele per pure logiche di business e di mercato. La stessa cosa che vedo oggi accadere all’arte: ma l’arte non è un prodotto. L’artista non esegue un gesto per scopi di vendita o almeno non dovrebbe”.

La considerazione finale è invece sul tempo: “il tempo non esiste, è un’invenzione dell’essere umano. Abbiamo creato l’arte di dilatarlo, sezionarlo e dargli un significato”. E sui titoli di coda, trova spazio ancora una piccola postilla sui libri ed il leggere: “I libri non sono solo informativi, ma formativi, ci rendono migliori, sviluppano etica e immaginazione”.

Uno spartito capace di emozionare sempre come la prima volta, perché suonato con maestria da una grande interprete. Non ci rimane che applaudire.

 

Andrea Mularoni @AndreaMularoni

Articolo postato da:
fgc,
in News

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento