28 aprile 2015

[REPORT GIORNALIERO] di Giulia Ceirano

26 Aprile 2015
Quarta giornata del Festival del giornalismo culturale – Fano –

Bellezza è una parola ricca, che contiene in sé numerose sfumature di colore: fascino, ricchezza, eleganza. Bellezza accoglie in sé anche la cultura, e di conseguenza non potrebbe che parlare di Italia. Tema introdotto da Marisandra Lizzi è stata infatti la bellezza la protagonista della quarta e ultima giornata del Festival. La riflessione proposta all’inizio del dibattito da parte del capo ufficio stampa del CRN Marco Ferrazzoli e ispirata al sottotitolo del Festival stesso si è concentrata appunto sulla promozione della cultura.

Dalle Dolomiti a Matera, passando per Perugia e Torino, la bellezza è infatti la più grande responsabilità del nostro Paese nei confronti delle aspettative estere e non solo. Ed è attraverso la tutela del patrimonio e la scelta di investire sulla cultura che l’Italia può raggiungere orecchie e occhi lontani. Grazie al web e alle nuove tecnologie poi, ancora una volta, le opportunità si moltiplicano e si accelerano, permettendo alla nostra bellezza di raggiungere nicchie distanti dai suoi confini.

Anche quando l’investimento sulla cultura rappresenta un grande sforzo questo si scopre sempre fonte importante di guadagno per l’intero territorio. La cultura non muove soltanto le menti ma anche l’economia e la società. Puntare sull’arte e sulla bellezza rende il nostro Paese più competitivo, aumentandone il capitale umano e valorizzandone le specificità.

Il sottotitolo del Festival Promuovere la cultura conviene è dunque stato confermato. E se è vero che la cultura è fatta di persone, è responsabilità di tutti lavorare per il suo sviluppo e la sua divulgazione.

Conclude il dibattito la direttrice Lella Mazzoli, ricordando l’importanza di rivolgersi a un turismo di qualità piuttosto che di quantità. Circondate dalle delicate colonne della Mediateca Montanari di Fano, luogo che vede il mescolarsi delle più variegate espressioni della cultura, hanno poi suonato le note del clavicembalo di Marco Mencoboni, che hanno regalato all’intero Festival una chiusura elegante e quasi surreale.

Autore articolo: Giulia Ceirano – SCUOLA HOLDEN di Torino

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